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Ragazzo Morto Oggi Modena
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Ragazzo Morto Oggi Modena – Sei persone sono state uccise e cinquantanove ferite l’8 dicembre nell’incidente della discoteca Lanterna Azzurra, noto anche come strage di Corinaldo, avvenuto a Corinaldo, Ancona, Italia.La sera dell’8 dicembre 2018 il rapper italiano Sfera Ebbasta avrebbe dovuto suonare in un locale di Corinaldo, cittadina delle Marche.Quando nella stanza è stato utilizzato lo spray al peperoncino subito prima dell’apparizione dell’artista,

il pubblico è stato preso dal panico e si è precipitato verso una delle due uscite, che conduceva a un balcone che si affacciava su un fossato poco profondo sul retro della camera. Diverse persone morirono annegate o calpestate quando la balaustra del ponte cedette, facendole precipitare nel fossato sottostante. Gli investigatori stimano che al momento dell’incidente fossero presenti 1.400 persone, nonostante la capienza della sala fosse di 469 persone.

Investigazioni

In un attimo, molti testimoni hanno attribuito la colpa della folla spaventata ai composti urticanti. Il 9 dicembre, durante un’ispezione, è stata ritrovata una bombola di gas OC. I carabinieri hanno arrestato un sedicenne il giorno dopo essere stato inizialmente sospettato di essere il colpevole dello spray, ma per ragioni non correlate. Nessuno sa con certezza se il colpevole fosse il sedicenne.L’incidente ha portato all’interrogatorio di 17 persone, tra cui proprietari e dirigenti del club, nonché sindaco, amministratori e tecnici comunali incaricati dei permessi del club.

Il 2 agosto 2019 i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, hanno arrestato sette persone, tra cui sei giovani modenesi , con l’accusa di omicidio colposo, lesioni e associazione a delinquere. Il settimo sospettato potrebbe rivelarsi un ricettatore, secondo la polizia.

Il 6 dicembre 2019, due giorni dopo il primo anniversario dell’accaduto, la Procura della Repubblica di Ancona ha chiesto al gip l’avvio del processo nei confronti dei sei giovani arrestati. Dopo dodici mesi di indagini nel loro caso sono emersi “chiari e consistenti elementi di responsabilità”. Un altro imputato, il numero sette, è stato condannato a una pena detentiva di 4 anni e 2 mesi dopo aver stipulato un patteggiamento. Il 30 luglio 2020, sei membri della presunta “banda di spray” sono stati giudicati colpevoli di tutti i capi di imputazione tranne l’associazione a delinquere e hanno ricevuto pene detentive da 10 a 12 anni.

Storia

Dopo una serata fuori al Link di Bologna, il 25 settembre 2005, Federico Aldrovandi venne abbandonato dai compagni in una strada vicino casa. Il giovane non ha dato alcuna indicazione di stress ai testimoni dopo una notte di consumo di alcol e droghe . Due residenti hanno riferito di aver sentito un uomo agitato urlare per strada. Alle 5,45 Cristina Chiarelli ha chiamato il 911 dicendo: c’è qualcuno che sta andando su tutte le furie, urla come un matto e picchia ovunque”.

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Il bambino urlante viene descritto come un ragazzo che “ha sbattuto la testa contro i pali” quando è stato denunciato alla stazione di polizia di turno. Dopo aver ricevuto questa chiamata, Enzo Pontani e Luca Pollastri salgono sulla pattuglia “Alfa 3” e si avviano in direzione della via Ippodromo di Ferrara. Il vicino Cristian Fogli chiama nuovamente il 113 lamentando che “c’è un ragazzo in stato di semiubriachezza, che continua a urlare contro di noi”.

Quando vengono inviati in un luogo, gli agenti arrivano prontamente e svolgono bene il loro lavoro. Secondo Pontani e Pollastri, Aldrovandi è un “indemoniato violento, in evidente stato di agitazione”, e da lui “aggredito a colpi di karate e senza motivo apparente”. Dopo una lunga attesa, Paolo Forlani e Monica Segatto arrivano a bordo della loro “Alfa 2” in volo per dare una mano.

Il giovane è stato costretto a terra dalle ginocchia di quattro agenti di polizia dopo un acceso scontro ed è poi morto per “asfissia posizionale”. Alle 6:04 un membro della prima pattuglia si è dato malato, inducendo la sala di controllo a inviare un’ambulanza tramite il servizio 118. I registri mostrano che intorno alle 6:10 qualcuno ha chiamato il 113 e, rispettivamente alle 6:15 e alle 6:18, un’ambulanza e un veicolo medico hanno risposto alla chiamata.

Il personale medico del 118 ha trovato il paziente “disteso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena era privo di sensi e non rispondeva”. La morte per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale” è stata dichiarata causa di morte immediata per il giovane nonostante la RCP intensiva.

La famiglia è stata informata solo alle 11, anche se la morte è stata confermata alle 7,30. I suoi genitori non pensavano che fosse molto malato, nonostante avesse 54 lividi e tagli su tutto il corpo. Il 2 gennaio 2006 la mamma di Federico si rivolge al web nel tentativo di chiarire il mistero che circonda la scomparsa del figlio. Di conseguenza, le indagini in corso sono state accelerate .

Il 20 del mese successivo sono stati depositati gli esiti della consulenza tecnica medico legale richiesta dal Pubblico Ministero, precisando che “la causa e le modalità della morte di Aldrovandi risiedono nell’insufficienza miocardica contrattile acuta dovuta all’aumentata richiesta di ossigeno indotta dallo stress psico-fisico dovuto alla marcata agitazione psico-motoria e agli intensi sforzi compiuti dal soggetto durante la lotta e per resistere all’immobilizzazione, l’ipotetico resp.

Un’indagine medico-legale presentata dai consulenti familiari il 28 febbraio contesta l’esito dell’autopsia secondo cui la vittima è morta di “anossia posturale” perché caricata sulla schiena di uno o più agenti di polizia durante la sua immobilizzazione. Gli esperti della Procura affermano che il giovane ha ingerito la stessa quantità di farmaci pericolosi, ma non è bastata ad ucciderlo. L’agitazione di Aldrovandi non poteva essere causata dall’eroina perché il livello di ketamina del giovane era 175 volte inferiore alla dose letale, e il suo livello di alcol etilico era inferiore al limite legale per la guida.

È improbabile che un’overdose particolarmente elevata di oppioidi abbia causato la morte di Aldrovandi, accompagnata da euforia e agitazione, poiché l’uso di oppioidi normalmente provoca sonnolenza e torpore. Un retroscena di aggressione violenta subita dal giovane durante l’intervento delle due pattuglie dei carabinieri sarebbe stato evidenziato dalla periziaedagliesitidelleindagini.

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