Spargi l'amore
Lucio Battisti
Lucio Battisti

Lucio Battisti -Linus e Nicola Savino, conduttori di Deejay Gioca Italia, quella sera hanno omaggiato il musicista. Dopo aver perso in tribunale e in appello, la Sony Music ha chiesto un maxi-risarcimento per i soldi persi dalle composizioni del grande Lucio. Di questo contenzioso legale con gli eredi di Battisti si occupa anche il duo radiofonico.

Per ascoltare i ricordi di Lucio Battisti e le ultime novità, basta cliccare sul pulsante “play” qui sotto per ascoltare Radio DEEJAY. C’è molto caldo in questa notte d’agosto del 1964. Durante le audizioni a Milano, il gestore di un pub vicino quasi mi sono imbattuto in un gruppo di ragazzi che si esibivano nel famoso club “Dancing K559” di Cavezze.

Un membro della band, un ricco ventenne, un grande Bob Dylan e amante del rhythm and blues, suona la chitarra esembra essere ignaro o addirittura infastidito da tutto il disturbo che accadeva intorno a lui durante lo spettacolo. Quella notte il mondo incontrò un ragazzo – come tanti altri, a quanto pare – che avrebbe cambiato la traiettoria della musica italiana, e anche se nessuno lo sa, il timido giovane dai capelli ricci iniziò il suo viaggio verso la fama e per sempre quella notte. . Il giovane è nato Lucio Battisti a Poggio Bustone, in provincia di Rieti. Il 5 marzo 1943 entrò in questo mondo.

Per lo sviluppo della musica italiana, quelli erano tempi di gioia: lasciate vagare la mente al momento in cui meno di ventiquattr’ore prima era nato il bolognese Dalla, un altro illustre Lucio, destinato proprio all’eccellenza musicale. In ogni caso torniamo all’agosto del 1964 e a Cavezze. Il pubblico è sorpreso dalla performance dei Campioni per la loro impressionante abilità tecnica e conoscenza. Il ventunenne chitarrista di Poggio Bustone si impone agli spettatori con il suo stile inconfondibile, portando molti a credere che la sua svolta sia dietro l’angolo.

Infatti, dopo quella fantastica prima rappresentazione, Battisti iniziò a frequentare assiduamente gli ambienti musicalmente più frequentati di Milano, dove compose le sue opere solistiche. Pochi mesi dopo, il 14 febbraio 1965, una giovane produttrice francese di nome Christine Leroux lo scoprì durante una prova. Voleva saperne di più su di lui poiché il suo stile l’ha affascinata subito. La sua voce era gutturale e poteva esprimere un’enorme tristezza; erano quasi “afoni” e rasentavano il falsetto.

Dopo aver lavorato con Lucio per qualche tempo, gli esperti sono giunti per lo più alla stessa conclusione: ha un grande talento musicale e una bella voce, ma non sa né leggere né scrivere testi. Christine ha dichiarato: “Quando ho capito che non sapeva scrivere i testi, ho subito pensato a Mogol”, quindi questo non è un problema per lei. Grazie alla luce senza pretese di una donna alpina, il binomio apparentemente casuale tra Battisti e Mogol divenne la collaborazione più celebrata e discussa nella storia della musica italiana.

Lucio Battisti conobbe Giulio Rapetti, alias Mogol, quell’autunno dopo aver firmato il suo primo contratto con la Ricordi. Solo ripensando alla reazione iniziale di Mogol al suo primo incontro – “La prima volta che l’ho visto, non sono rimasto favorevolmente impressionato” – ti darà un indizio del fatto che l’amore non si sviluppa dall’oggi al domani.

Il suo meraviglioso candore e la sua consapevolezza di sé sono emersi quando mi ha detto che era d’accordo con me. Dopodiché, l’ho informato che, invece di scrivere canzoni insieme, a volte avremmo lavorato su esperimenti. Purtroppo la previsione si è rivelata esatta: Battisti e Mogol scriveranno moltissimo, portando nuova energia allo stanco mondo della musica leggera italiana.

Nel 1965, dopo aver risolto le loro divergenze, i due si resero conto che potevano lavorare insieme in modo costruttivo e scrissero la loro canzone di debutto. Una pubblicazione del 1968 dell’Equipe 84 conteneva la canzone “Hey boy” con il titolo originale. I tentativi di unirsi al clan di Celentano, le difficoltà nel trovare la sua strada e la decisione finale di Battisti di lasciare la Champions si sommano a un momento particolarmente difficile per lui negli anni che seguono.

I primi veri successi suoi e di Mogol dal loro repertorio apparentemente illimitato non uscirono fino al 1967 e al 1968, quando finalmente si resero conto di essere “destinati” a un matrimonio permanente. Si trattava per lo più di cover di canzoni di altri artisti. Le nostre composizioni musicali sono fortemente influenzate dal fatto che attualmente viviamo nell’era psichedelica.

Un esempio dell’insaziabile curiosità di Lucio per l’attualità in tutto il mondo è la melodia country “Quando gli occhi sono buoni”, composta appositamente per il primo album della cantante romana Giuliana Valci. Ascolta “Ti guardo e vedo mio figlio”, il lato B di “Senza luce” dei Dik Dik, più blues dell’originale; poi, suona “Era”, una ballata acustica originale che campiona gli esperimenti “Revolver” dei Beatles; e infine, goditi gli altri lavori di Dik Dik.

La produzione del team aumenta di mese in mese e attendono con arrogante aspettativa l’imminente uscita dell ‘”epopea di Battisti”. L’Equipe 84 registra il grande successo di Lucio del marzo 1967 “29 Settembre”, e la canzone diventa rapidamente una delle classifiche. Con l’interpretazione di Battisti in primo pianosul primo singolo a 45 giri che incorpora le firme e le registrazioni di entrambi gli artisti, “Nel cuore e nell’anima” e “Ladro” furono distribuiti al pubblico entro la fine dell’anno. Successivamente, una serie di canzoni di grande successo verranno eliminate.

Lucio Battisti

Ricordi, l’etichetta dell’artista dal 1966, pubblicò il disco di debutto di debutto di Lucio Battisti nel marzo 1969 nei negozi italiani. Il tempismo non avrebbe potuto essere migliore. Oltre alle canzoni più famose della coppia, l’album include anche una serie di canzoni scritte da loro ma eseguite da altri artisti.

Qualunque sia la vostra opinione in merito, il disco segna sicuramente l’inizio di una nuova era per la musica italiana, sia a livello creativo che commerciale. Come introduzione abbiamo “Un’avventura”, una composizione di Battisti eseguita all’opera di Sanremo che sarebbe diventata una delle sue canzoni più famose. Nonostante la sua apparente semplicità, la musica allude al percorso creativo che il giovane Battisti aveva intenzione di intraprendere.

In effetti l’arrangiamento è una manna, anche se la linea vocale sembra essere al passo con il trend del festival grazie al ritornello dolce e al testo mite. Incorpora fiati che fanno allusioni dirette alla cultura americana del rhythm ‘n’ blues. In sintesi, Battisti chiarisce fin dall’inizio che questo non è il solito brano musicale. Lui e Mogol non sono contrari all’eredità musicale del Bel Paese in sé, ma vorrebbero seguire la propria strada, sperimentare idee intriganti e nuove, e non seguire i dettami dei piani nazionalisti e popolari.

Fondendo la vecchia “forma canzone” con componenti di altre tradizioni musicali più straniere, come il soul, la musica beat inglese e il blues, è in grado di raggiungere nuove vette. Forse la genialità di Battisti risiede nella sua innata capacità di plasmare la melodia come preferisce, contaminandola con un’infinita varietà di suoni e idee. Sorprendentemente sofisticati e genuinamente poetici, i testi sono perfettamente “incorporati” nel corpus melodico.

Il brano successivo è “29 Settembre”, registrato dall’Equipe 84, e da molti considerato il capolavoro di Battisti. Ambizioni sperimentali e caratteristiche formali distintive si trovano dietro la sua linea melodica ipnotica; ad esempio, l’introduzione presenta una spessa trama di corde di chitarra a cui si uniscono successivamente strumenti a fiato, basso e archi.

Anche se manca un ritornello chiaro, lo schema è ipnotico e ripetitivo, e la linea melodica è estremamente ricca nonostante la sua frammentazione. la psichedelia si avvicina, nonostante il tutto sia estremamente orecchiabile. Siate consapevoli delle vivide immagini evocate dalle parole di Mogol e dalla performance di Lucio in questo caso particolare.

L’altro lato del compositore è pienamente visibile in “La mia canzone per Maria” a causa delle influenze musicali latinoamericane e spagnole. Presenta ancora un’altra melodia potente. Nell’album sono incluse anche numerose altre opere eccezionali e conosciute: come la composizione ritmica “Uno inpiù”, che è legata alla difesa ambientale del cantante folk americano,

Con echi di “Yesterday” e “Eleanor Rigby” dei Beatles, “Non è Francesca” è un innovativo e sapiente esempio di pop “da camera”. Alla fine della canzone c’è una lunga sezione strumentale che ricorda i Fab Four. Oltre a ciò, “Balla Linda” si distingue per la sua struttura ritmica distintiva e l’eccezionale cantabilità, mentre “Io vivrò senza te” si distingue per i suoi arrangiamenti complessi, gli elaborati fraseggi orchestrali e la profonda malinconia espressa dal cantante.

Parlando di musica, è importante ricordare che il primo album chiarisce le intenzioni del duo anche dal punto di vista lirico: Battisti e Mogol evitano temi sociali, politici o “impegnati” in favore di un focus puramente personale; cantano invece le preoccupazioni della vita quotidiana, le piccole cose che possono fare una grande differenza, gli alti e bassi dell’amore, le delusioni e i trionfi che ne derivano.

Gli azzurri si stanno organizzando sulla fascia sinistra del campo. Una tesi a lungo repressa si batte da anni e la riluttanza della parte interessata a esprimersi nelle interviste non ha fatto altro che peggiorare le cose. L’autore non pretende di conoscere le inclinazioni politiche di Battisti, ma ritiene fondamentale sottolineare che la sua musica non è influenzata da queste cose e che,

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By Zainab

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