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Gianmarco Bachi Malattia
Gianmarco Bachi Malattia

Gianmarco Bachi Malattia – Andrea Di Stefano è uno scrittore e conduttore radiofonico che lavora da 46 anni per l’agenzia giornalistica locale del Gruppo Espresso, Rainews 24 e Repubblica. Inoltre è l’ideatore del mensile Valori, che approfondisce temi come sostenibilità, economia sociale e moneta etica. Dopo aver condotto insieme a Gianmarco Bachi il programma settimanale di analisi economico-finanziaria di Popolare Network “Il giorno delle Locuste”, si è conclusa la sua “militanza” nei panni del Professor Di Stefano nella popolare trasmissione “Sansone” di Radio Popolare.

Ha iniziato la sua carriera, se così si può chiamare, conducendo “Corrispondenze Operaie” su Radio Popolare quando aveva 19 anni, portando ancora le cicatrici della guerra. Un’inchiesta “storica” sulla mafia dei rifiuti , uno studio sull’amianto a Casale Monferrato e Balangero e un’inchiesta sul terremoto dell’Irpinia sono stati da lui pubblicati per La Nuova Ecologia. Per il settimanale Cuore di Claudio Sabelli, Fioretti firma il primo pezzo su Giorgio Comerio e le Navi dei veni.

Di Stefano, un economista morale La “sorpresa” dei progressisti

I capelli arruffati, gli occhiali troppo piccoli per lui, la felpa blu con lo stemma di Obama e la barba folta. Abiti che potrebbe indossare uno studente di un’altra scuola. Quella notte, però, fu un trionfo. Standing ovation per tre minuti e mezzo. Ideale per incontrare una persona sconosciuta o qualcuno molto simile a lui. Al 20 novembre rimanevano solo quattro candidati del centrosinistra della Regione Lombardia.

Alla fine ad avere la meglio è stato Andrea Di Stefano, che si è convinto. Madre di due figli, moglie e giornalista, ha quarantotto anni. Anche se Di Stefano non era mai stato professore prima, tutti lo chiamavano ancora “il professor Di Stefano”. Divenne famoso come “professore” nel programma quotidiano di Radio Popolare, dove posava con autorevolezza e meditava su argomenti banali, con grande divertimento del conduttore Gianmarco Bachi. Quando si trattava di economia e finanza morale, lui era l’esperto. Una propaggine.

Ipotesi riviste sulla fine dell’autore del libro, Enrico Berlinguer

È vera la notizia che Enrico Berlinguer è morto a causa di un ictus? Nel libro “Storia segreta del PCI”, scritto da Rocco Turi ed edito da Rubbettino, viene spiegata più dettagliatamente la caduta del leader comunista. Dopo aver contratto un malore mentre partecipava ad un comizio elettorale, Enrico Berlinguer morì a Padova l’11 giugno 1984, per complicazioni. Il libro getta una nuova, terrificante luce su quel terribile evento di cronaca italiana, anche se accaduto 29 anni fa.

Lo studioso e membro del Lago Rocco Turi cerca di dimostrare in questo libro una tesi finora inespressa ripercorrendo gli eventi cruciali di quella serata padovana. Contrariamente alla credenza popolare, il leader comunista non morì di ictus cerebrale. Invece, era direttamente responsabile di una serie di compiti specifici, il più notevole dei quali, secondo questa teoria, era una serie di assurdi ritardi nelle operazioni del pronto soccorso.

Ora che abbiamo un confronto duro e dettagliato tra i momenti che segnarono la morte di uno dei leader comunisti più amati d’Europa, possiamo finalmente smentire le tesi di quegli anni. Il professore sostiene che sono state raccontate loro troppe bugie. Avremmo dovuto portare di corsa Berlinguer in ospedale quando ha mostrato i primi sintomi; ci sono volute più di due ore di gentile accompagnamento all’hotel prima che venisse chiamata un’ambulanza.

“Una decisione totalmente folle” Ci è stato riferito un altro inganno, sottolinea il ricercatore: “Non è vero che Berlinguer è stato operato appena arrivato in ospedale, ma è vero che è stato solo portato al reparto operatorio stanza all’una di notte, dopo circa due ore trascorse in albergo, quindi due ore e mezza dopo dal suo malore in Piazza della Frutti vari Secondo questa tesi la componente più strana e inquietante è stata la presenza di un medico che dorme accanto a Enrico Berlinguer.

Un medico comunista, il professor Giuliano Lenci, già membro dell’Associazione nazionale partigiani italiani e ora primario dell’ospedale Busonera di Padova, venne in suo soccorso e il giorno quattro si fece portare dalle guardie del corpo nella sua stanza. piano del Plaza Hotel, dove già alloggiava.

Secondo Rocco Turi, Enrico Berlinguer cominciò a sentirsi male quella sera esattamente alle 22,30. “Dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua, pensò tra sé che gli era servito a reprimere la voglia di vomitare, ma chi vomita non ha mai voglia di bere”, ricorda Turi. Secondo quanto riferito, Enrico Berlinguer ha cominciato ad avvertire sintomi di congestione il giorno successivo alla sua scomparsa. Questi sintomi sarebbero stati causati dalla qualità scadente della cena della sera precedente a Genova.

Tuttavia, nessuno ha sentito il bisogno di indagare sull’utilizzo dell’acqua da parte del leader comunista durante la protesta. Secondo lo studioso che ha scelto di studiarne la storia ed i segretidel vecchio Partito Comunista Italiano in questo libro, c’era un altro particolare che quella sera avrebbe dovuto porre domande cruciali agli inquirenti: quella notte c’era molta tensione sulla possibilità di rubare il bicchiere d’acqua e la videocassetta del comizio.

Le controversie sorsero al telefono mentre Berlinguer era in sala operatoria alle due del mattino; Falena contattò Walter Veltroni, responsabile comunicazione del Pci di Roma, che sollecitò l’intervento della Rai. La Rai ha reso possibile l’acquisto della videocassetta dopo aver contrattato con l’operatore e l’avvocato. L’accordo è stato esposto in un’auto nel piazzale dell’ospedale.

Un po’ troppo frettoloso. Anche questo è ancora un mistero. Ipotizzava che Berlinguer sarebbe riuscito a riprendersi dalla malattia se avesse seguito le misure metodologiche corrette e severe, anche se fosse stata causata da fattori non ufficiali. oggi Rocco Turi riferendosi alla mia ricerca. Qualcuno ha escogitato un piano?

Il legame tra la morte di Berlinguer e quella di Aldo Moro si spiega a questo punto del libro: “entrambi lavoravano per realizzare il primo Compromesso Storico della storia repubblicana in Italia, e probabilmente i servizi segreti dei Paesi dell’Est, e non proprio loro, non potevano accettare che ciò potesse accadere.”

Gianmarco Bachi Malattia

Tuttavia, l’ex professore Di Stefano ora lo trova popolare. Può dire quasi tutto grazie ai suoi modi gravi e cortesi. Ad esempio, nel caso in cui ogni cittadino perdesse il lavoro, la Regione sarebbe obbligata a garantirne il reddito.

Gli inceneritori potrebbero rappresentare più un problema “piuttosto che una soluzione” ed essere responsabili degli standard ambientali più bassi di Brescia rispetto a Taranto. Argomenti in cui eccelle davvero. Di mestiere si è occupato di discariche e cave mentre la “mafia dei rifiuti” è rimasta un argomento tabù. Inoltre, è matematicamente dotato e non si accontenta mai della mediocrità. Totalmente nerd.

Non si accontenta facilmente, ma si diverte, quindi questo lo fa sorridere leggermente. La Federazione della Sinistra unì rapidamente le sue forze a quelle di lui e di una serie di altri acronimi meno moderati. Di Stefano, invece, fa altrettanto paura in Sel. Anche i militanti e i leader sono dalla sua parte, ma sono troppo spaventati per parlare apertamente ora che Ambrosoli si è affermato come capofila.

È stato deciso che il partito di Vendola non nasconderà le sue reali intenzioni di voto dietro primarie “civiche”. Ognuno dei nostri rivali è qualcuno con cui manteniamo rapporti cordiali. Secondo Ambrosoli e Kustermann gli sarebbe stato assegnato un dipartimento da supervisionare. Ma una volta attenuate le divergenze sulla sanità privata, “Umberto” e “Alessandra” hanno spostato la loro attenzione sui rifiuti e sui rispettivi sistemi di raccolta dei rifiuti.

Al contrario, è un convinto sostenitore delle cause verdi. Anche la classe operaia dovrebbe essere in grado di vedere il valore morale in ciò che acquista, dice incessantemente, e il consumismo responsabile è molto importante. La sua posizione è che “tutte le opere pubbliche approvate e non realizzate devono essere riviste in termini di sostenibilità ambientale”, ed è determinato a fermare l’edificazione su proprietà privata.

Tuttavia non è altezzoso. Nel tempo libero gli piace fare ciaspolate nelle zone montuose e nelle isole del Mediterraneo, ascoltare Neil Young e i Joy Division e andare a pescare. Ieri a Bergamo incontro con la Fiom e i metalmeccanici locali, presente anche lui e gli altri candidati. Sarebbe una bugia agire come se non ci fossero più dipendenti. In un post su Facebook, poco dopo l’incontro, ha sottolineato l’importanza di preservare la nostra posizione di rilievo nel settore industriale, dove siamo al secondo posto in Europa. Martedì, il giorno prima delle elezioni, ha incontrato gli studenti del liceo artistico “in okkupation” Hajech.

Nel 2015 la Regione Lombardia ha censito come incompiuti 35 edifici pubblici, tra cui l’ostello della gioventù di Lecco. Dieci anni fa si preparava un progetto da presentare prima dell’Expo; tuttavia, il progetto si è interrotto nel 2008 quando la società appaltatrice è fallita. Nel 2006 il cantiere è stato aperto al pubblico. È stato un “periodo di cui vergognarsi”, ha ammesso oggi a Radio Popolare il sindaco Virginio Brivio. Dei due milioni di euro già stanziati da Comune e Provincia mancano circa 400mila euro. Il sindaco ha proseguito dicendo che forse i fondi arriveranno quest’anno da Comune e Regione.

Il sindaco riconosce l’importanza dei 110 posti letto dell’ostello per i giovani attirati dal lago e dalle montagne di Lecco, ma l’edificio attualmente è disabitato e le erbacce crescono sulla sua struttura. La presente Cookie Policy si applica a www.iisviasarandi.it, sito web dell’Istituto di Istruzione Superiore, via Sarandì 11 – Liceo Artistico e Professionale, con sede legale in Via Sarandì 11 con sede operativa in Via della Cecchina 20, 00139 Roma.

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By Zainab

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